cause che la determinano sia nel Nord che nel Sud del mondo. Come sappiamo, questo è un problema mondiale, anzi riguarda tutti noi, come sostiene la regista del film nonché giornalista Irena Salina.Basta scorrere le prime sequenze del film, per comprendere il ruolo che ha avuto l'acqua per la sopravvivenza del nostro Pianeta Terra, il quale " per milioni di anni ha purificato, usato, riciclato e preservato l'acqua."Non così si sono comportati gli uomini che nell'ultimo mezzo secolo " hanno avvelenato le falde acquiferi, hanno inquinato fiumi e inaridito i mari." Quali sono e saranno le conseguenze?
Leggiamo insieme la recensione della nostra compagna Martina che, dopo la visione del documentario, ha compreso che "se le abitudini dell'uomo non cambieranno da subito, davvero potremo in pochi anni giungere a un punto di non ritorno", come stanno dicendo scienziati, ricercatori di diversi paesi e tutti quelli che amano l'acqua perchè la considerano un valore.
Per l'acqua inquinata muoiono nel Sud del mondo circa 2 milioni di persone all'anno e soprattutto i bambini sotto i cinque anni.
Anche in America, il 40% dei casi di malattie attribuite all'influenza e o ai virus gastici in realtà sono dovuti all'acqua inquinata dai composti chimici come pesticidi, scarti delle industrie chimiche, addirittura belliche, di allevamento. L'acqua viene inquinata, ma si cerca anche di privatizzarla soprattutto nei paesi del Sud del mondo come Il Perù, la Bolivia, il Sud Africa, l'India. Le grandi multinazionali come la Suez, la Vivendi si sono proposte di risolvere il problema della crescente scarsità d'acqua appaltando la rete di distribuzione e facendo pagare l'acqua agli abitanti che ne vogliono usufruire.
Con il pretesto di " distribuire acqua potabile e pulita ai villaggi rurali", le multinazionali hanno dismesso i pozzi, i sebatoi costruiti dalla popolazione, hanno chiuso fontane e rubinetti pubblici a cui potevano accedere gratuitamente le persone. Ora in certi paesi, come la Bolivia, gli abitanti di un villaggio devono comprare i gettoni per comprare l'acqua.La domanda è quasi ovvia:"E chi non possiede i soldi per pagare l'acqua?" L'acqua, per queste multinazionali, è diventata una merce che rende enormi profitti, anzi si può dire che l'acqua è diventata una industria globale da 400 miliardi di dollari, la terza dopo l'industria della elettricità e del petrolio.
Eppure si potrebbe distribuire l'acqua o renderla potabile senza grandi investimenti tecnologici, come ci insegna uno scienziato indiano che ha costruito per il suo villaggio nativo un impianto di sterilizzazione e di potabilizzazione basato sul filtraggio dell'acqua attraverso i raggi ultravioletti, cioè sfruttando la luce solare : l'acqua pulita non ha provocato più dissenteria nei bambini e negli adulti e la qualità della vita è migliorata; l'acqua dispensata agli animali ha diminuito il tasso di mortalità del bestiame e migliorato la qualità dei cibi.

Gli abitanti del villaggio, a turno, hanno imparato a manutentare gli impianti e a riparare i guasti... a costo zero. Ci chiediamo: perché questi micro-progetti non vengono finanziati e diffusi anzichè privilegiare faraonici progetti di distribuzione dell'acqua che oltrettutto danneggiano anche l'ambiente?
Forse non abbiamo ancora la consapevolezza che l'acqua non è un bene illimitato. Come dice la regista del film " Non possiamo più permetterci di dare ancora per scontata l'acqua. Il futuro dei nostri figli e di tutte le specie del pianeta dipende da questa nostra consapevolezza e dal fatto che le azioni concrete messe in atto dai cittadini sono in grado di fare la differenza."
Io ci ho riflettuto e voi?
IGriffinidellaTerzaedellaPrimaC






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